Tutti fuggono. Il terrore si esorcizza con scariche potenti di adrenalina. Il cuore pompa, il muscolo si contrae, il sudore cola a fiumi. Eserciti di persone che sembrano avatar fumettosi si guardano negli occhi per non vedere cosa incombe, si fanno largo usando ogni mezzo, si calpestano frenetici. La fuga non ha sosta, qualcuno non ce la fa e incapace di scappare arriva addirittura a uccidersi.
Poi vedi quelli fermi. Guardano la folla con sorriso sarcastico. Fanno due passi, si accendono una sigaretta, conversano. Stanno li, in mezzo al fiume umano che non li sfiora nemmeno, si apre e si richiude subito dopo. E ridono guardando i pennacchi e gli occhialoni volare a destra e a sinistra, le marche stampate su vestiti a brandelli. O semplicemente, si fanno i cazzi loro.
Normali, li chiamano. Infetti ormai da ciò dal quale tutti fuggono terrorizzati.
Pazzi, li chiamano. Parlano strano, ma dicono cose più vere delle pagine del dizionario.
La folla scappa. Ed è paradossale che la verità alla fine capovolga tutto. La folla scappa più normale di un normale. Più pazza di un pazzo. Banale e insipida. E lascia il genio a chi riesce a cogliere l’essenza della semplicità, senza alternativismo costruito e fine a se stesso. Lascia il genio al pazzo, che come un paria viene schivato e deriso. Lui, la cui essenza per se stesso non è altro che “normale”.
