Quando andavo a scuola passavo tutti i giorni sopra il ponte. E quasi tutti i giorni a quell'ora di mattina c'era la Pazza. Con due sacchi della spesa con dentro chili di pane. E buttava giù il pane. Lei arrivava li con un carrettino a traino a due ruote, tirava fuori i sacchi e buttava giù il pane. Poi se ne andava.
Mi sono sempre chiesto del perchè lo facesse.
Poi c'erano ci sono e ci saranno sempre i vecchi che passeggiano, si fermano e guardano giù. Cosa guardino, nessuno lo sa. Forse come mi è stato suggerito ripensano a quando erano piccini e li ci si poteva fare il bagno. E ora ci sono i pesci a tre occhi. Forse perchè il fiume di ogni città ne è un pò l'anima, lo specchio. Ci vedi il clima che fa, se c'è sporcizia, è il giornale naturale locale.
Oggi sono ripassato per quel ponte. La Pazza non c'era più, forse si è stufata di buttare giù il pane. Sarebbe brutto. Ogni città dovrebbe avere una pazza che da il pane ai piccioni, gabbiani, nutrie e grossi topi.
Chi dice che è pazza davvero poi, magari son più pazzo io che faccio questi discorsi. Oggi c'era solo un grande stormo di gabbiani che riposavano sopra una lastra di ghiaccio. Cosa ci facciano i gabbiani in mezzo all'Emilia Romagna non lo sanno nemmeno loro. Oggi ho scoperto che alla fin fine guardare giù dal ponte non c'è un cazzo da vedere. Ma è anche vero che forse ognuno ci vede quello che vuole, migliaia di sguardi si posano sul corso d'acqua. E lui nemmeno sa di essere osservato, lui vuole solo arrivare al mare. Ed è come se tutti un pò lo invidiassero, presi dai problemi quotidiani. Lui scorre, non deve fare altro.
Oggi anchio avrei avuto voglia di sentirmi così. Sapere di arrivare al mio mare scorrendo dolcemente, ignaro degli sguardi altrui e dei problemi del mondo, senza mai guardarmi indietro.
La prossima volta che vedo la Pazza le chiedo cosa ne pensa.