Tutti fuggono. Il terrore si esorcizza con scariche potenti di adrenalina. Il cuore pompa, il muscolo si contrae, il sudore cola a fiumi. Eserciti di persone che sembrano avatar fumettosi si guardano negli occhi per non vedere cosa incombe, si fanno largo usando ogni mezzo, si calpestano frenetici. La fuga non ha sosta, qualcuno non ce la fa e incapace di scappare arriva addirittura a uccidersi.
Poi vedi quelli fermi. Guardano la folla con sorriso sarcastico. Fanno due passi, si accendono una sigaretta, conversano. Stanno li, in mezzo al fiume umano che non li sfiora nemmeno, si apre e si richiude subito dopo. E ridono guardando i pennacchi e gli occhialoni volare a destra e a sinistra, le marche stampate su vestiti a brandelli. O semplicemente, si fanno i cazzi loro.
Normali, li chiamano. Infetti ormai da ciò dal quale tutti fuggono terrorizzati.
Pazzi, li chiamano. Parlano strano, ma dicono cose più vere delle pagine del dizionario.
La folla scappa. Ed è paradossale che la verità alla fine capovolga tutto. La folla scappa più normale di un normale. Più pazza di un pazzo. Banale e insipida. E lascia il genio a chi riesce a cogliere l’essenza della semplicità, senza alternativismo costruito e fine a se stesso. Lascia il genio al pazzo, che come un paria viene schivato e deriso. Lui, la cui essenza per se stesso non è altro che “normale”.
Mi spiego. Il senso è che, in due parole, il concetto che devo esprimere può essere sintetizzabile in maniera abbastanza veloce. Ad ogni modo ci si può soffermare nei suoi lati più marginali, per riflettere sulle varie pieghe che il concetto, contestualizzato in varie maniere, può assumere. La cosa importante è non focalizzare solo gli elementi più superficiali ed essere sviati dal succo del discorso, ossia la strada che le parole percorrono in una determinata direzione. Non avrebbe senso e porterebbe il lettore a divagazioni mentali inutili, il quale finirebbe con il rimanere confuso e incapace di distinguere gli elementi più importanti. C’è da distinguere elemento marginale da elemento superficiale. Il primo aiuta nella comprensione, è un dettaglio in più che serve ad avere chiaro il contesto. Il secondo è un dettaglio trascurabile, informazioni che possono essere tralasciate. Il succo di ciò che viene esposto non è da perdere mai di vista. Sembra scontato, ma non è facile, spesso ci si ritrova a leggere intere frasi senza aver chiaro ciò che chi scrive vuole trasmettere, esplicitamente o tra le righe. E si finisce con l’essere convinti di aver capito ciò che si ha appena letto, ma senza in verità aver capito nulla dell’argomento centrale. Distrazione, superficialità o semplice stupidità non permettono di cogliere l’essenza dello scritto. Detto questo non voglio dilungarmi troppo in precisazioni e fioriture e concludo sperando di essere stato abbastanza chiaro.
Li ho incontrati anche stasera. Stanno diventando il mio incubo peggiore.
Ormai ho una certa esperienza nella mia città per quanto riguarda i posti in cui ci si nasconde con l'auto, solitamente in due, solitamente maschio e femmina per fare quelle cose che fa la gente adulta. Capita spesso di dover ricorrere a questa modalità, avendo casa libera molto raramente. Ebbene ormai sono quattro anni circa che incontro gli "irriducibili". Così da me battezzati per la loro immancabile presenza negli infrattatoi comuni. Cominciai a notarli circa quattro anni fa, questo non esclude che già andassero avanti da chissà quanto. Questi due individui stanno tra la quarantina e la cinquantina, a occhio. In tutto questo tempo li ho visti cambiare macchina, li ho incontrati nei luoghi più impensabili, visti per errore avvinghiati in quasi tutte le posizioni conosciute dal genere umano, mi hanno persino senza volere suggerito un paio di trucchi non male. Detta così, sembra che io non faccia altro che infrattarmi o che stia a guardare quello che fanno gli altri sulle loro macchine. No. Il fatto è che loro sono ONNIPRESENTI. Ovunque io decida di andare a nascondermi, una volta su tre loro sono già li. E se ne vanno dopo di me. Gli irriducibili.
Considerato che io sto tra i venti e i trenta, considerato che mi reputo e vengo reputato un discreto "bene durevole" per quanto riguarda le prestazioni in questione, mi chiedo come sia possibile essere stracciati in malo modo da una coppia che sta tra i quaranta e i cinquanta. Io arrivo, me la prendo comoda, ci metto anche le coccole e un paio di sigarette, loro sono ancora li. Il SUV che ondeggia, i vetri perennemente appannati. Tutte le volte i miei occhi lasciano la sagoma di quel macchinone nero con aria di sfida. "La prossima volta te ne vai prima tu, cazzo". Niente. La volta dopo è sempre la stessa storia.
Ma stupefacenti doti a parte, la cosa strana è un'altra. Forse meglio dire la cosa strana non è solo questa. Capita a volte di vedere la seguente scena: io sono tranquillo in dolce compagnia al parcheggio x che chiacchiero, sigaretta, musica, eccetera. Vedo arrivare una macchina che si ferma nel parcheggio, spegne i fari, nessuno scende. Dopo svariati minuti arriva un'altra macchina, si accosta alla prima, lascia il motore acceso. E' il SUV. Dalla Classe A scende la donna, chiude la macchina, sale sul SUV, i due si scelgono il posticino che raggiungono velocemente, e via con le danze. Gli irriducibili. La loro routine mi è chiara mettendo insieme il puzzle di scene viste al parcheggio x, y, z e le restanti lettere dell'alfabeto più tutte le cifre e i caratteri speciali di windows e le scene viste nei relativi infrattatoi. La mia è una città piccola, queste sono le conseguenze.
Già dalla premessa, sapere una coppia di quell'età ciulare in carraia (o camporella, come preferite) fa strano. Uno pensa a una coppia di amanti. Ma quello che finisce con il comporre il bizzarro quadro è la frequenza con la quale la coppia si incontra. Hanno macchine costose. Come diavolo fanno a continuare una relazione a quel modo? Andare in alberghi a ore no? Ma essere scoperti dai relativi coniugi? Stanno lentamente rovinando la mia reputazione. Se mai mi capiterà di avere un problema è un attimo sentirmi dire "quelli la sono due vecchi e ci stanno ancora dando dentro, guarda il tuo giovane amico che ha la metà degli anni loro e già non regge i supplementari". Accadesse questo potrebbero in un attimo passarmi davanti tutte le grottesche scene che sono stato costretto a subire per causa di sguardi involontari, potrebbe salirmi l'embolo fulminante con conseguente scatto d'ira incontrollabile che mi porterebbe a scagliarmi di corsa contro il SUV con crick in mano e aria assassina urlando frasi incomprensibili sull'argomento "vecchi porci dimmerda vi ammazzooooooo". Non sarebbe piacevole, no. Ne per me ne per la cronaca nera.
Partire. Soli. Non è da tutti, c'è chi non sa stare bene con se stesso, chi ha la necessità di avere costante supporto da parte di chi lo circonda. Il saper stare bene soli è un'arte, è una qualità, è uno strano segreto. Chi dice che la carriera sia l'unica via? La società, un'enorme matassa che cerca di mettere in ordine il groviglio di spaghi che la compone. Le persone, miliardi di spaghi che cercano il loro posto nella matassa. Cercano di farsi largo col machete per trovare un posto agiato, confortevole. Per arrivare dove?
Avere un buon posto, sentirsi realizzati, concetti con cui le persone vengono cresciute. Cose che vengono date per scontate. Partire, soli. Fanculo alla matassa. Scivolare via dal groviglio e guardare da fuori il brulicare frenetico di tutti quei fili affamati di potere, che strisciando inevitabilmente invadono la libertà dei loro simili. Paura del futuro, di cosa sarà, di cosa ne sarà, è un subdolo deterrente.
Partire, soli, Into the wild. E' un bel sogno. E' il mio sogno. E' un bel film. Andate a vederlo.










trasmettono espressività. Sono stupende, grazie Splinder. Mi hai fatto un regalo fantastico!!1! 
che colori
che varietà! 





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